Nasciamo nel 2020 con il primo giro intorno al Lago Maggiore ma formalmente ci costituiamo come associazione nel 2023. Che siano 3 o 6 oggi. 20 luglio, festeggiamo il nostro compleanno con un articolo di Giulia Bononi che ha voluto raccontare la nostra storia.

Una traccia minima
Quanti segni lasciamo con il nostro corpo passando sulla superficie terrestre?
Siamo perenni turiste del mondo, ci spostiamo per svago, riposo e curiosità: partiamo dal nostro domicilio, raggiungiamo una meta prestabilita e torniamo al punto di partenza. Per poter andare più lontano possibile nel poco tempo che, di solito, abbiamo a disposizione usiamo tutti i mezzi di trasporto che ci possano portare dal punto A al punto B. Cosa ci sia tra questi due punti rimane un mistero e, forse, neanche ci interessa così tanto.
Crediamo di stringere legami speciali con i luoghi che visitiamo ma senza entrare in empatia con quei pezzi di mondo. Arraffiamo quanto più possiamo, lasciamo segni visibili e imperituri che assomigliano a cicatrici e torniamo a casa, con la stessa velocità e lo stesso approccio di un conquistador verso il nuovo mondo. Una casa che, nel frattempo, nessuno ha abitato, che è rimasta vuota.
Cerchiamo sempre il modo più veloce per spostarci, senza chiederci a che prezzo paghiamo quella velocità. “Quando mi sbrigo non riesco a cogliere quasi niente […] viene meno l’esperienza della distanza […] fare conoscenza con le cose che ti circondano richiede tempo. È come costruire un’amicizia. […] Ecco un segreto che condividono tutti i camminatori: la vita dura di più quando cammini. Camminare dilata ogni attimo” (“Camminare, un gesto sovversivo”, Kagge, Erling, Einaudi, 2018).
C’è un cammino di 240 km, 11 tappe e 8900 metri di dislivello disegnato lungo il perimetro del Lago Maggiore che, con grande ambizione e lungimiranza, unisce il Piemonte, la Lombardia e la Svizzera in un unicuum che pone al centro il lago e la sua naturale conformazione geografica, al di là dei confini segnati sulla carta.
A tracciarne il primo percorso è stato un gruppo di quattro persone che nel 2020 hanno deciso di intraprendere questo viaggio di 11 giorni lungo il periplo del lago (il secondo in Italia per superficie dopo il lago di Garda e secondo per profondità dopo il lago di Como). Il loro cammino ha lasciato una traccia minima che, con il tempo, si è rivelata essere, però, estremamente virtuosa. Buona parte del territorio delle sponde del lago, infatti, vive di turismo e la stagione vacanziera si sta allungando sempre di più. Chi possiede una casa in queste zone la rende utilizzabile dai turisti che rimangono, però, con lo sguardo rivolto unicamente all’acqua. L’intento di quel piccolo gruppo di persone camminatrici e visionarie, che nel 2023 ha fondato l’APS Tracciaminima, è la promozione di un turismo diverso, che non corra, ma che cammini, e che abbia a che fare con una minima traccia, “capace di innescare una trasformazione non solo in chi viaggia ma anche in chi accoglie” (Tracciaminima.it).
Il cammino è un organismo non un tracciato e che va quindi alimentato e gli abitanti di quei luoghi hanno bisogno di sentirsi parte perché camminando si crea socialità.
Nasce così il Cammino del Lago Maggiore che unisce come nei fili di un ricamo diverse località: Sesto Calende, Lesa, Feriolo, Novaglio, Cannobio, Locarno, Gambarogno, Maccagno, Luino, Laveno, Ranco.
Tra il 2022 e il 2023, dopo due anni dalla prima traccia, Tracciaminima decide di creare un calendario di mappatura partecipata coinvolgendo nella definizione del percorso oltre a mappatori professionisti, e guide ambientali, gli abitanti dei luoghi che il cammino avrebbe attraversato. Grazie al finanziamento europeo Corpo Europeo di Solidarietà, gestito dall’Agenzia Nazionale per i Giovani e che supporta progetti sostenibili e inclusivi volti al miglioramento delle comunità locali proposti da giovani under 30, ripercorrono il tracciato accompagnati da una guida escursionistica/ambientale del territorio e, con la partecipazione degli abitanti, raccolgono materiale fotografico, audio e video. Grazie, poi, a un workshop di formazione tenuto da Map for the future creano la mappa del cammino corredata dal materiale multimediale raccolto durante i momenti di esplorazione collettiva.

“Crediamo che camminare sia un gesto potente, in grado di rivelare l’inaspettato anche nei paesaggi più familiari, di stupire con la lentezza e di generare amore e cura per i luoghi” (Tracciaminima.it).
L’obiettivo principale è creare una cultura del cammino tra gli abitanti del lago. Si tende a concentrarsi sulla figura del turista e poco su quella dell’abitante. Che ruolo hanno gli abitanti dei luoghi turistici? Ad oggi, seppur con lentezza, il numero degli interlocutori coinvolti è in aumento. La transizione ecologica parte da una transizione culturale necessaria e questo tipo di processo richiede tempo, energie e progettualità. Al progetto di mappatura inizialmente partecipava un numero ridotto di persone, ma grazie al passaparola e a un efficace strategia di comunicazione messa in atto da Tracciaminima il numero di partecipanti è arrivato a quaranta per ogni sessione, con un totale di più di cento persone in un anno accompagnate da otto guide del territorio.
Per avviare un processo di transizione ecologica efficace e duratura, non basta comunicarne l’impellente necessità ai diversi interlocutori, spesso sordi o impreparati a ricevere la notizia, ma serve innescareunmeccanismocheportia“unametamorfosideglischemidipensiero”.CosìCarla Benedetti nel suo “La letteratura ci salverà dall’estinzione” (Einaudi, 2021), citando anche Giacomo Leopardi, parla del necessario cambio di prospettiva e di paradigma che la società Occidentale deve adottare per affrontare la crisi climatica e la conseguente estinzione della specie. “Attraverso quei varchi può penetrare qualcosa di così diverso che pare provenire da un altrove rispetto all’esistente, e che può trasportare possibilità dimenticate, scartate, magari considerate sorpassate, ma che in realtà non sono mai del tutto e definitivamente morte” (p. 99-100).
Nel corso degli anni Tracciaminima ha intuito che a conoscere meno il cammino lungo le sponde del lago erano proprio gli abitanti di quei luoghi: pur avendo un percorso naturalistico segnato dietro casa, non ne erano a conoscenza. Così come non conoscevano le figure che di solito popolano i cammini e le necessità che queste portano con sé. “Vogliamo favorire un turismo lento e sostenibile, capace di innescare una trasformazione non solo in chi cammina ma anche in chi accoglie” (da sito di Tracciaminima). Cambiare paradigma significa fare spazio all’inaspettato e alle possibilità dimenticate di ridefinire il modo in cui facciamo le cose. Al momento, il marketing turistico del Lago Maggiore utilizza un linguaggio spettacolare che porta sulle rive un turismo intasante che non si relazione né con il territorio né con i suoi abitanti. Centinaia di migliaia di persone raggiungono il lago ogni anno lasciando tracce e solchi profondi senza la consapevolezza di quello che stanno facendo, sfruttando un luogo senza alcuna prospettiva di futuro poiché loro, quel luogo, non lo abiteranno mai.
Siamo la prima generazione dell’umanità a vedere il suo declino e collasso, eppure non riusciamo a far crescere quell’empatia umana che ci permetterebbe di comportarci diversamente ora per un futuro migliore per le generazioni a venire. Ci comportiamo come isole e non come un organismo complesso, quale siamo, composto da parti tra loro connesse e interdipendenti. Non abbiamo uno scopo comune.
In controtendenza, Tracciaminima va oltre la mappatura. Quello del Lago Maggiore, il cammino che unisce le sponde, è un cammino partecipato, frutto di anni di lavoro con gli abitanti dei territori e che ha portato alla realizzazione di due progetti principali: non lasciare traccia e ammappala!. Dopo la mappatura partecipata, si chiedono fino a che punto si possa estendere la partecipazione. Grazie a Rifai si relazionano con una realtà che si occupa di accessibilità in natura. Si apre, così, il discorso delle disabilità sensoriali e motorie. Il calendario di Tracciaminima si arricchisce della sezione accessibilità, creata in collaborazione con esperti del settore. La maggior parte dei cammini risulta inaccessibile al primo impatto, ma tramite una comunicazione precisa e puntuale Tracciaminima informa gli utenti e permette loro di avere gli strumenti per affrontare il cammino in modi diversi. Dà al problema una forma.

Nel corso degli anni, la community del Cammino del Lago è cresciuta e, ora, l’obiettivo è di trasformare quello che hanno raccolto tramite il processo di partecipazione in governance territoriale, gestito da un organismo di più associazioni che si prendono cura del progetto e che ne diventino ambasciatrici. Sono ora in fase di definizione le credenziali del cammino che permetteranno all’Associazione di stabilire in modo più preciso quante persone percorreranno il cammino (nella sua interezza o in tappe) e di definire ulteriormente l’identità e gli obiettivi del percorso.
Nelle notti serene e con poco vento, qualcuno sostiene di sentire ancora le campane di Agogna, la città che in epoche remote era situata sulle rive del Lago Maggiore e che, per l’arroganza e la mancanza di rispetto dei suoi abitanti nei confronti della natura, venne inghiottita dalle acque del Lago. Storia o leggenda, questo non ci è dato saperlo, ma ci ricorda che senza empatia non c’è futuro. Quando inizieremo a guardare tutto quello che le sponde del Lago offrono e non solo il blu delle sue acque; quando inizieremo a camminare e a farlo come collettività e non solo guardando i nostri piedi; quando prediligeremo la lentezza naturale a una velocità non sostenibile allora potremo ricominciare a lasciare consapevolmente la nostra traccia sulla superficie terrestre. Una traccia minima, s’intende.
Giulia Bononi, 15 giugno 2026









